Descrizione
La chiesa di Pomarolo è dedicata a San Cristoforo che è il patrono del paese e si festeggia il 25 luglio.
La figura dipinta da Antonio Fasal, di grande impressione, fu restaurata nel 1930 quando il parroco era don Anselmo Girardini.
Cristoforo significa portatore di Cristo ed è il protettore dei viandanti e degli automobilisti.
La chiesa viene ricordata per la prima volta nel 1183, si tratta di una costruzione in stile romanico situata nello stesso luogo attuale, ma con orientamento contrario e con pianta a te navate, divise da colonne, a volume più ridotto.
Costruita con l’abside verso la Valle (est) e con l’entrata nella direzione opposta (ovest), questo a significare che il popolo entrava da ovest e quindi dal buio e camminava verso la luce, Gesù risorto.
Il campanile era nella posizione attuale e pertanto veniva a trovarsi sul lato orientale nel presbiterio, e lì attorno il cimitero. Sul lato opposto del campanile era situata la sacrestia, demolita nel 1929 non senza rimpianto dei pomarolesi. La popolazione era molto affezionata ad essa, basti pensare che per secoli e secoli aveva ospitato la Cassa contenente l’archivio del Comun Comunale, vanto del paese e dei suoi abitanti.
La forma originale della primitiva chiesa romanica di San Cristoforo è visibile in un affresco “I ruderi di Castel Barco e la chiesa di San Martino in trasandario e di S.Antonio a Pomarolo (nr. Inventario 11.100) custodito presso il Museo Civico di Rovereto.
La storia della chiesa di Pomarolo si intreccia con quella politica del territorio ed è legata alle vicissitudini delle potenti famiglie che si alternarono nel lungo periodo storico che va dal 1200 al 1700.
In un racconto del 1234 si dice che Federico su Borsa signore di Castelnuovo (oggi Castel Noarna), in uno dei suoi atti di potenza , la incendiò spogliandola dei suoi preziosi arredi e paramenti sacri.
Nel 1400 sotto il dominio della Repubblica di Venezia vennero nominati come rettori delle chiese di Sa. Cristoforo e di S.Antonio dei sacerdoti tedeschi.
Il 1500 è caratterizzato dall’arrivo nei nostri paesi dei conti Lodron, i quali furono investiti dal Vescovo delle signorie di Castelnuovo e Castellano.
Intenzionata ad imporre subito il proprio potere, questa famiglia non tralasciò neppure la componente ecclesiastica, aiutata in questo dal fatto che diversi membri vestirono l’abito talare: a Pomarolo furono rettori di San Cristoforo il conte Alessandro Lodron e in seguito il conte Antonio Lodron. Alessandro morì nel 1555 e nel suo testamento, per abbellire l’interno della chiesa, ordinava la costruzione di un nuovo altare dedicato alla Santa Trinità, il quale doveva essere eretto in maniera splendida e simile al Corpo di Cristo. Per questo scopo Alessandro impegnava per metà i propri eredi e per la metà gli uomini di Pomarolo. Il conte Antonio è l’autore del primo registro che raccoglile tutte le investiture delle terre appartenenti alla Rettoria di Pomarolo e date in locazione ai contadini del paese. Si tratta di un prezioso libro del 1564, ancora oggi conservato nell’ Archivio Parrocchiale presso la canonica.
Nel 1640 veniva investito del Beneficio della chiesa di S. Cristoforo il reverendo don Pasino Paio, originario di Magasa in Valvestino. Nell’Archivio Parrocchiale di Pomarolo è conservato il documento solenne della presa di possesso della chiesa da parte di questo sacerdote.
Arriviamo così al settecento. L’antica chiesa di S.Cristoforo risulta ormai piuttosto piccola per i pomarolesi, in particolare rispetto alla sontuosa chiesa arcipetrale di Villa Lagarina (opera dei Lodron), con la quale Pomarolo è in lotta da tempo, non volendo riconoscere nessuna dipendenza da essa. Nel 1756 il paese inizia l’ampliamento della chiesa. Per favorire i lavori, in data 26 marzo 1757, il Vescovo di Trento Francesco Felice degli Alberti d’Enno emette una bolla nella quale concede indulgenza di quaranta giorni a tutti coloro che presteranno aiuto in soldi o in opere all’ampliamento e ricostruzione della chiesa. La bolla fu rinnovata anche nell’anno 1758.
Gli imponenti lavori durarono fino al 1773, anno in cui i pomarolesi potevano finalmente riaprire la loro chiesa al culto. Nell’arco trionfale del presbiterio la popolazione volle raffigurato il grande stemma comunale (il melo), a sottolineare il patronato della comunità di Pomarolo, su di essa e l’indipendenza della vicina Chiesa Arcipetrale di Villa Lagarina e dai conti di Lodron suoi padroni, dei quali i pomarolesi avevano disdegnato il benchè minimo aiuto.
Il 23 ottobre 1823, il signor Dadò (Sindaco) di Pomarolo fa istanza presso il Giudizio Distrettuale di Nomi per ottenere il benestare circa alcuni lavori di riparazione alle opere murarie della chiesa. A soli cinquant’anni dalla sua costruzione, si delineava la possibilità di un disastroso crollo del campanile. Si passò dunque a puntellarlo e si estese la richiesta di aiuto all’imperial Reggio Ingegnere dell’Ufficio Circolare di Rovereto. Finiti i lavori di restauro del campanile e all’atrio della chiesa, nel 1827 si passò subito ad una nuova opera: la realizzazione dell’Orchestra, ossia l’ampio soppalco all’inizio della navata, dove nel 1838 verrà collocato il prezioso organo costruito da fra’ Damiano Damiani, restaurato nel 1964. L’incaricato del progetto fu il sig. Pietro Benvenuti, il quale affidò la parte strutturale a due grandi colonne in marmo. Il filone di roccia necessario all’opera fu individuato in una località impervia a monte della chiesa di S. Antonio, in una valletta che da allora prese a chiamarsi “la Val delle Colonne”. I due nuovi blocchi di marmo furono condotti alla chiesa da Battista Pedrotti (“Gamba”) e Tommaso Maffei, entrambi di Savignano.
Il 27 agosto 1876 don Bolner proponeva al Capitano Distrettuale di Rovereto la realizzazione di una cornice di pietra adatta al disegno della chiesa per la pala di San Cristoforo dell’altare maggiore, ma visto lo scarso pregio artistico del quadro che vi si collocava, si fece strada l’idea di creare una nicchia nel muro dell’abside e installarvi invece una statua.
Nel 1878 don Bolner ordinava all’architetto Ignazio Liberi di Trento la costruzione dell’elegante Ciborio a quattro colonnine e lo sfondo del tendaggio dell’Altar Maggiore.
All'inizio del 1879 lo scultore Gelsomino Scanalata inviava il disegno del tabernacolo che inserito nel ciborio avrebbe completato l'ornamento dell'Altare.
Nel frattempo anche l'interno della chiesa andava deteriorandosi, con comparsa di crepe, fessure e caduta di qualche pezzo degli stucchi, che risalivano alla fine del settecento e all'artista Giuseppe Canonica.
Il 3 aprile 1883 si passò alla stipulazione del contratto tra il Viola e la Fabbriceria della chiesa, il restauratore si impegnava al rifacimento di tutti gli stucchi e ornamenti decadenti.
Il denaro necessario a quest'opera fu ancora una volta trovato presso un benemerito cittadino pomarolese. Artefice del restauro degli stucchi fu don Bolner che seguì tutte le fasi del lavoro, rischiando perfmo di cadere dai ponteggi.
L'ultima opera di grande restauro della chiesa si ebbe tra il 1973 ed il 1979 nella quale venne anche ripristinato l'intonaco e venne dipinta così come si vede oggi.
Più avanti fu restaurato completamente anche il campanile inaugurato il 24 luglio 1999.
L'intervento delle grandi opere di restauro fu finanziato dalla Parrocchia, dalla Provincia, dal Comune, dalle offerte dei fedeli e dalle Associazioni del paese.
Si tratta di una delle chiese più luminose anche senza candele e lampade accese e al suo interno vi si trova un grande lampadario di legno rivestito da una lamina d'oro. All'interno della chiesa ci sono affreschi e stucchi risalenti all'800 che adornano il presbiterio ai due lati e il dipinto più importante è sicuramente L'ULTIMA CENA, che risale al 600 veneto.
Si trovano anche i dipinti delle 14 stazioni della Via Crucis e varie statue.
Gli altari laterali sono in finto marmo in quanto gli abitanti di Pomarolo non avevano denaro a disposizione e non volevano dipendere dalle famiglie nobili del tempo.
Una curiosità: se ci si posiziona al centro della navata, tra le due file di banchi, e si guarda verso l'entrata, si nota che la porta principale, spostata a sinistra, non è in asse con l'altare. Questo ricalcherebbe l'idea che la chiesa doveva nella sua pianta riprodurre l'immagine di Cristo in croce, la testa in corrispondenza dell'altare e i piedi dell'ingresso. "Cristo in croce al momento della morte chinato il capo (inclinato capite), spirò" (Gv. 19,30).
Realizzato dalla classe V 2008-2009:
Barbara, Mirko, Jngrid, Mary, Morris, Emil, Francesco, Giulio, Ilaria, Silvia, Mirco, Thomas, Camilla, Adele, Marco, Samuel, Francesca, Samuele, Valeria, Nicolò, Luca, Samuele, Davide, Rya, Filippo.
In collaborazione con Adami Roberto
ed il Comune di Pomarolo.